Berlusconi: “Non venderò mai il Milan”. Due anni dopo: “Sto provando a venderlo”

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Non sarei capace di affidare il nostro Milan a un cittadino straniero, nemmeno italiano“. Così Berlusconi nel 2014. Oggi il Club rossonero è a un passo dal diventare cinese

Silvio Berlusconi ci ha abituato fin troppo bene alle accelerate repentine e alle brusche frenate, anzi ai cambi di direzione clamorosi. In politica, nella vita privata quanto nel mondo dello sport, tra i tanti nel quale ha costruito anni da protagonista. Il Milan, il suo Milan è sempre stato al centro da trent’anni delle sue fasi di leader. Una questione di cuore – dice lui – prima di ogni altra cosa. Ereditata dal padre, conservata in famiglia pur affrontando lotte interne tra le figlie, tra cui Marina che del giocattolino rossonero non ha mai mostrato grande simpatia. Ma i tempi passano e i grandi sceicchi avanzano. Il contesto è un altro, oggi, diverso, non bastano più i milioni, servono i miliardi (di euro, ovviamente, s’intende). Per vincere bisogna aprire la borsa o aprirsi a nuovi investitori.

L’ha fatto l’Inter, affidandosi all’indonesiano Erick Thohir, lo sta per fare il Milan. Allora, qualche anno fa – 13 ottobre 2014, La Gazzetta dello Sport – l’ex cavaliere non appoggiò la scelta del Club nerazzurro: “Mi addolora – disse – che un milanese ‘doc’ come Moratti abbia lasciato”. L’aggiunta, letta oggi, ha del clamoroso: “Non credo che sarei capace di affidare il nostro Milan a un cittadino straniero – aveva puntualizzato Berlusconi –. Ma, forse, nemmeno a un italiano. Mio padre diceva che ho il Milan tatuato sul cuore. E non ho alcuna intenzione di fare un trapianto”.

Peccato però che lo spartito, due anni dopo, sia decisamente cambiato. Venerdì 6 maggio 2016, via Facebook: “A chi mi dice che bisogna vendere, rispondo: ci sto provando da un anno, ma vorrei lasciare il Milan in buone mani e in mani che gli garantiscano un futuro da protagonista”. L’aggiunta: “Preferibilmente in mani italiane”.

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ultimo aggiornamento: 09-05-2016

Redazione Roma